2/5 Second day on tour
Che lusso, la mattina quando noi eravamo ancora a letto e' arrivata la signora per accedere il fuoco nella stufa. E quando c'era abbastanza caldo per alzarsi, la colazione si trovava gia' in tavola.
Prima di partire siamo andati a vedere il monestero Erdene Zuu, che e' uno dei piu' importanti in Mongolia ed uno dei pochi vecchi monasteri che hanno sopravissuto i communisti. Quando essi hano preso il potere in Mongolia, hanno chiuso tutti i monasteri e templi e mandati via o uccisi i monaci.
Erdene Zuu non e' supermantenuto e forse proprio per questo ha un'atmosfera molto particolare. Quando entri l'areale senti subito una differenza, tutto sembra molto rispettoso e spirituale. Anche questo monastero, come la maggior parte in Mongolia e' buddhistico tibetano. Abbiamo avuto la fortuna di vedere una ceremonia dei monaci
. Nella sala centrale del monastero, tutta di legno cerano seduti i monaci che pregavano e "suonavano" con tamburi e trombe. Se non sbaglio, pregare per loro e' leggere le scritte di Bhudda. Il tutto era molto mistico e meditativo. Sono gia' curiosa di vedere i monasteri in tibet. Strada facendo siamo arrivati ad un fiume dove una gregge di capre e peccore hanno abbeverato. Con loro c'erano tre pastori su cavalli. Il tutto era troppo idillico e percio' abbiamo fatto fermare la macchina per fare delle foto. Quando Tobi ha chiesto i pastori se puo' fare una foto di loro, sono subito venuti piu' vicini e si sono messi in posa. Dopo volevano vedere le foto. Che ridere. Era impossibile fare la foto di uno da solo, perche' appena quando hanno visto qualcuno puntare la macchina fotografica, tutti gli altri si sono messi dietro o vicino all'uomo in questione.
Verso sera siamo arrivati al white lake (Terkhiin Tsagaan Nuur) dove staremo per due notti. Fatto del quale tutti siamo contenti. Stare seduti ore d'entro il minivan, facendo strade in terra battuta la qualita' dei quali non e' tra i migliori, e' molto stancante.
Il white lake, si chiama cosi', perche' il rimane gelato per gran parte dell'anno. Infatti anche adesso a maggio, il ghiaccio e' spesso ca. 20-30 cm. Almeno cosi' sembra dalla riva. Un'altra volta il ger e' bellissimo con tanti particolari carini, come il tavolo dipinto. In piu'
ce' il cesso che ti fa morire. Adiversi 100 metri dal ger, che' questa costruzione minuscola di legno con la porta che arriva solo a meta' altezza. Questo comporta che mentre fai quello che devi fare, hai una vista spettacolare sulle colline che circondano il lago e sul cielo.
Leider ist mein Schlafsack zu gross, was fuer meine Erkaeltung mit laufender Nase nicht das Beste ist. Obwohl es zur Zeit tagsueber fast angenehm warm ist, sinkt die Temperatur ueber Nacht drastisch runter. Zum Glueck kam fruehmorgens die Jurtenbesitzerin vorbei und machte uns Feuer, brachte Kekse und heisses Wasser fuer Tee. Daran kann man sich gewoehnen.
Wir begannen den Tag mit der Besichtigung des Tempels Kharakhorum. Er ist der aelteste Tempel der Mongolei und einer der wenigen die die Kommunisten uebrig gelassen haben. Noch dazu befindet er sich in der alten Hauptstadt der Mongolei, wo der gute alte Dschingis Khan regiert hat. Wir hatten das Glueck, rechtzeitig fuer die taegliche Zeremonie angekommen zu sein. Alle Moenche, jung und alt, trafen sich zum gemeinsamen Beten. Begleitet von Schellen und Klangschalen (das Wort hab ich gerade im Internet gefunden) murmelten sie gemeinsam ein melodisches Gebet, das unheimlich mystisch klang - Gaensehaut. Wieder fiel es mir auf, wie gleich die Menschen ueberall auf der Welt sind. Wie bei uns die Ministranten hatten die jungen Moenche mehr Interesse daran, heimlich zu witzeln als sich auf den Rhytmus der Schellen zu konzentrieren, weshalb sie irgendwann aus den Takt kamen und sich einen strafenden Blick von den aelteren Moenchen einfingen.
Auf den Rueckweg zum Bus bekam ich eine Einfuehrung in die Bedienung einer Gebetskreisel (immer, immer rechts rum drehen und gehen) von einem Mann im schoenen traditionellen Mantel, der wahrscheinlich die Schnauze voll von ignoranten Touristen hatte. Und ratet mal - er wollte kein Geld
dafuer, ich liebe dieses Land.
Waehrend der Fahrt trafen wir auf eine Ziegenherde mit vier Hirten auf ihren Pferden."Baatar, could you stop for a moment?" heisst die Zauberformel und wir hielten und stiegen aus zum Fotografieren. Als die Hirten merkten, dass sie im Mittelpunkt unserer Aufmerksamkeit waren, ritten sie gemuetlich zu uns auf die Strasse hoch um sich ablichten zu lassen und voller Stolz das Resultat zu begutachten.
In solchen Momenten waere es schoen, eine Polaroidkamera zu besitzen, um ihnen sofort die Fotos dalassen zu koennen.
Nach einem weiteren Zwischenstopp an einem beeindruckenden Canyon (zumindest fuer mich, da ich noch nie einen gesehen hatte) ging es weiter zum White Lake (Terkhiin Tsagaan Nuur), wo wir 2 Naechte bleiben werden.
Schon eine Weile frueher fuehrte die Strasse durch schwarze Gesteinsbrocken, die ueberall im Tal verstreut lagen. Naja, Strasse ist wahrscheinlich nicht das richtige Wort, die Fahrbahn wird von Baatar immer spontan ausgesucht. Je nach Beschaffenheit wird eine Spur ausgewaehlt und so lange befahren, bis sie schlechter wird, um dann ueber die Wiese zu einer besseren Grasnarbe zu wechseln. Dementsprechend zerfurcht ist auch die Steppe. Aber unser Ruecken dankt es ihm.
Je weiter wir kamen, umso groesser und mehr wurden die Gesteinsbrocken. Nachdem wir ein Dorf passiert hatten, war - abgesehen von der ploetzlich einspurigen Fahrbahn - die ganze Umgebung grau-schwarz. Es sah aus wie Mordor, das Reich des Boesen von "Herr der Ringe". Zu unserer Linken konnten wir einen riesigen Wald ueberblicken, dessen leblos und verdoerrt wirkende Baeume dem steinigen Boden doch noch irgendwie zu trotzen schienen.
Die Erklaerung von Baatar war dann nur noch halb so sensationell wie die Mystik der dadurch verursachten Folgen: "Volcano". Haetten wir eigentlich auch selbst draufkommen koennen...
Als wir auf einen kleinen Pass Halt machten, wussten wir gar nicht mehr wo
hin schauen. Nach hinten erstreckte sich das Tal mit dem schwarzen Wald, der den toten Vulkankrater umgab. Der Krater war zwar nur einige hundert Meter hoch, schaffte es aber trotzdem noch bedrohlich zu wirken. Und nach vorne ueberwaeltigte uns der Blick auf einen riesigen, zugefrorenen See, der in der Abendsonne rot leuchtete. Dieses Gefuehl, von umwerfender und unberuehrter Natur umgeben zu sein, laesst sich nicht in Worte fassen oder mit einem Foto einfangen!
Eine Viertelstunde spaeter erreichten wir unsere Jurte, wo wir die beiden naechsten Naechte verbringen werden. Inmitten einer Bucht, zwischen dem See und einer Bergkette lag eine kleine Holzhuette mit zwei Gastejurten. Rundherum nur Wiesen, Berge und Wasser.
Ich weiss, ich werde noch lange weiche Knie bekommen, wenn ich an diese unbeschreibliche Schoenheit zurueckdenken werde. Da kommt kein mit Palmen besaeumter Strand hin.
Den restlichen Abend verbrachten wir ganz simpel mit Staunen (...und fotografieren bis die Akkus leer waren)
Prima di partire siamo andati a vedere il monestero Erdene Zuu, che e' uno dei piu' importanti in Mongolia ed uno dei pochi vecchi monasteri che hanno sopravissuto i communisti. Quando essi hano preso il potere in Mongolia, hanno chiuso tutti i monasteri e templi e mandati via o uccisi i monaci.Erdene Zuu non e' supermantenuto e forse proprio per questo ha un'atmosfera molto particolare. Quando entri l'areale senti subito una differenza, tutto sembra molto rispettoso e spirituale. Anche questo monastero, come la maggior parte in Mongolia e' buddhistico tibetano. Abbiamo avuto la fortuna di vedere una ceremonia dei monaci
. Nella sala centrale del monastero, tutta di legno cerano seduti i monaci che pregavano e "suonavano" con tamburi e trombe. Se non sbaglio, pregare per loro e' leggere le scritte di Bhudda. Il tutto era molto mistico e meditativo. Sono gia' curiosa di vedere i monasteri in tibet. Strada facendo siamo arrivati ad un fiume dove una gregge di capre e peccore hanno abbeverato. Con loro c'erano tre pastori su cavalli. Il tutto era troppo idillico e percio' abbiamo fatto fermare la macchina per fare delle foto. Quando Tobi ha chiesto i pastori se puo' fare una foto di loro, sono subito venuti piu' vicini e si sono messi in posa. Dopo volevano vedere le foto. Che ridere. Era impossibile fare la foto di uno da solo, perche' appena quando hanno visto qualcuno puntare la macchina fotografica, tutti gli altri si sono messi dietro o vicino all'uomo in questione.Verso sera siamo arrivati al white lake (Terkhiin Tsagaan Nuur) dove staremo per due notti. Fatto del quale tutti siamo contenti. Stare seduti ore d'entro il minivan, facendo strade in terra battuta la qualita' dei quali non e' tra i migliori, e' molto stancante.
Il white lake, si chiama cosi', perche' il rimane gelato per gran parte dell'anno. Infatti anche adesso a maggio, il ghiaccio e' spesso ca. 20-30 cm. Almeno cosi' sembra dalla riva. Un'altra volta il ger e' bellissimo con tanti particolari carini, come il tavolo dipinto. In piu'
ce' il cesso che ti fa morire. Adiversi 100 metri dal ger, che' questa costruzione minuscola di legno con la porta che arriva solo a meta' altezza. Questo comporta che mentre fai quello che devi fare, hai una vista spettacolare sulle colline che circondano il lago e sul cielo.Leider ist mein Schlafsack zu gross, was fuer meine Erkaeltung mit laufender Nase nicht das Beste ist. Obwohl es zur Zeit tagsueber fast angenehm warm ist, sinkt die Temperatur ueber Nacht drastisch runter. Zum Glueck kam fruehmorgens die Jurtenbesitzerin vorbei und machte uns Feuer, brachte Kekse und heisses Wasser fuer Tee. Daran kann man sich gewoehnen.
Wir begannen den Tag mit der Besichtigung des Tempels Kharakhorum. Er ist der aelteste Tempel der Mongolei und einer der wenigen die die Kommunisten uebrig gelassen haben. Noch dazu befindet er sich in der alten Hauptstadt der Mongolei, wo der gute alte Dschingis Khan regiert hat. Wir hatten das Glueck, rechtzeitig fuer die taegliche Zeremonie angekommen zu sein. Alle Moenche, jung und alt, trafen sich zum gemeinsamen Beten. Begleitet von Schellen und Klangschalen (das Wort hab ich gerade im Internet gefunden) murmelten sie gemeinsam ein melodisches Gebet, das unheimlich mystisch klang - Gaensehaut. Wieder fiel es mir auf, wie gleich die Menschen ueberall auf der Welt sind. Wie bei uns die Ministranten hatten die jungen Moenche mehr Interesse daran, heimlich zu witzeln als sich auf den Rhytmus der Schellen zu konzentrieren, weshalb sie irgendwann aus den Takt kamen und sich einen strafenden Blick von den aelteren Moenchen einfingen.
Auf den Rueckweg zum Bus bekam ich eine Einfuehrung in die Bedienung einer Gebetskreisel (immer, immer rechts rum drehen und gehen) von einem Mann im schoenen traditionellen Mantel, der wahrscheinlich die Schnauze voll von ignoranten Touristen hatte. Und ratet mal - er wollte kein Geld
dafuer, ich liebe dieses Land.Waehrend der Fahrt trafen wir auf eine Ziegenherde mit vier Hirten auf ihren Pferden."Baatar, could you stop for a moment?" heisst die Zauberformel und wir hielten und stiegen aus zum Fotografieren. Als die Hirten merkten, dass sie im Mittelpunkt unserer Aufmerksamkeit waren, ritten sie gemuetlich zu uns auf die Strasse hoch um sich ablichten zu lassen und voller Stolz das Resultat zu begutachten.
In solchen Momenten waere es schoen, eine Polaroidkamera zu besitzen, um ihnen sofort die Fotos dalassen zu koennen.
Nach einem weiteren Zwischenstopp an einem beeindruckenden Canyon (zumindest fuer mich, da ich noch nie einen gesehen hatte) ging es weiter zum White Lake (Terkhiin Tsagaan Nuur), wo wir 2 Naechte bleiben werden.
Schon eine Weile frueher fuehrte die Strasse durch schwarze Gesteinsbrocken, die ueberall im Tal verstreut lagen. Naja, Strasse ist wahrscheinlich nicht das richtige Wort, die Fahrbahn wird von Baatar immer spontan ausgesucht. Je nach Beschaffenheit wird eine Spur ausgewaehlt und so lange befahren, bis sie schlechter wird, um dann ueber die Wiese zu einer besseren Grasnarbe zu wechseln. Dementsprechend zerfurcht ist auch die Steppe. Aber unser Ruecken dankt es ihm.
Je weiter wir kamen, umso groesser und mehr wurden die Gesteinsbrocken. Nachdem wir ein Dorf passiert hatten, war - abgesehen von der ploetzlich einspurigen Fahrbahn - die ganze Umgebung grau-schwarz. Es sah aus wie Mordor, das Reich des Boesen von "Herr der Ringe". Zu unserer Linken konnten wir einen riesigen Wald ueberblicken, dessen leblos und verdoerrt wirkende Baeume dem steinigen Boden doch noch irgendwie zu trotzen schienen.
Die Erklaerung von Baatar war dann nur noch halb so sensationell wie die Mystik der dadurch verursachten Folgen: "Volcano". Haetten wir eigentlich auch selbst draufkommen koennen...
Als wir auf einen kleinen Pass Halt machten, wussten wir gar nicht mehr wo
hin schauen. Nach hinten erstreckte sich das Tal mit dem schwarzen Wald, der den toten Vulkankrater umgab. Der Krater war zwar nur einige hundert Meter hoch, schaffte es aber trotzdem noch bedrohlich zu wirken. Und nach vorne ueberwaeltigte uns der Blick auf einen riesigen, zugefrorenen See, der in der Abendsonne rot leuchtete. Dieses Gefuehl, von umwerfender und unberuehrter Natur umgeben zu sein, laesst sich nicht in Worte fassen oder mit einem Foto einfangen!Eine Viertelstunde spaeter erreichten wir unsere Jurte, wo wir die beiden naechsten Naechte verbringen werden. Inmitten einer Bucht, zwischen dem See und einer Bergkette lag eine kleine Holzhuette mit zwei Gastejurten. Rundherum nur Wiesen, Berge und Wasser.
Ich weiss, ich werde noch lange weiche Knie bekommen, wenn ich an diese unbeschreibliche Schoenheit zurueckdenken werde. Da kommt kein mit Palmen besaeumter Strand hin.
Den restlichen Abend verbrachten wir ganz simpel mit Staunen (...und fotografieren bis die Akkus leer waren)




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